L’insuffiicienza venosa cronica

L’insufficienza venosa periferica cronica (IVC) é una patologia molto diffusa specialmente in occidente , ma spesso sottovalutata o ridotta ad un semplice problema estetico.

In uno studio eseguito dalla società italiana di Angiologia e patologia vascolare-SIAPAV é emerso che , nel nostro paese , circa 19.000.000 di individui soffrono di IVC e questo ne fa la 3° patologia più diffusa ( dopo allergie ed ipertensione); dallo stesso studio é emerso che solo un paziente su tre sa di essere malato e viene curato; in effetti , dei pazienti che afferiscono all‟ambulatorio del medico di base in una normale giornata lavorativa, circa il 40% é risultato affetto da IVC, indipendentemente dal motivo per cui i pazienti si erano recati dal medico. In particolare il 49% di questi pazienti presentava varici e il 28% erano sintomatici (dolore, pesantezza, gambe stanche, ecc ).

Questa patologia è evolutiva e peggiora con il passare degli anni con il rischio di complicanze importanti come le tromboflebiti, i linfedemi , le lipodermatosclerosi , le ulcere cutanee e a volte complicanze drammatiche come le trombosi venose profonde e le embolie polmonari.

Naturalmente questa patologia può essere facilmente diagnosticata e sottoposta a protocolli terapeutici già alle prime fasi della sua storia per evitare, per quanto possibile, le complicanze suddette .

I mezzi a disposizione sono la prevenzione mediante comportamenti igienici corretti, la contenzione elastica e la terapia medica specifica.

La seconda parte della terapia è la chirurgia flebologica che, in qualche modo, corregge una manifestazione di una patologia comunque sistemica ed evolutiva.

Negli ultimi anni , grazie all’evolversi ed al miglioramento delle tecniche diagnostiche, specialmente l’Eco color Doppler, la chirurgia delle varici ha fatto passi da gigante, e dalle semplici asportazioni delle safene siamo passati a tecniche innovative che tendono ad eseguire interventi curativi ma nello stesso tempo conservativi con modesto trauma fisico e psicologico del paziente.

TERAPIA MEDICA DELLA INSUFFICIENZA VENOSA CRONICA PERIFERICA

La terapia conservativa della insufficienza venosa cronica periferica comprende non solo la terapia medica farmacologica, ma anche altri fondamentali presidi quali: il rispetto delle norme comportamentali (variazioni del modus vivendi, aumento della attività deambulatoria, posizionamento degli arti in scarico, correzione del sovrappeso e delle patologie associate), l’adozione di elastocompressione (presidio fondamentale senza la quale nessuna lesione da stasi venosa potrà mai guarire), la terapia topica (utilizzo di medicazioni avanzate in ambiente umido, secondo i principi della Wound Bed Preparation). In questo contesto la terapia farmacologica persegue i seguenti obiettivi: aumentare il tono venoso e il drenaggio linfatico, ridurre l’edema, migliorare la viscosità ematica, ridurre la filtrazione, potenziare la fibrinolisi, controllare il dolore, evitare le sovrainfezioni. Le molecole che più comunemente vengono usate sono: la diosmina e l‟esperidina (riducono il tono venoso, aumentano il drenaggio linfatico, antagonizzano i mediatori dell‟infiammazione, favoriscono la cicatrizzazione dell’ulcera); sulodexide, mesoglicano, defibrotide (in quanto fibrinolitici minori stimolano la fibrinolisi, modulano la permeabilità capillare, inibiscono l’adesione e l’attivazione leucocitaria); cumarina (di estrazione vegetale è impiegata nella terapia del linfedema); aminaftone (inibisce i meccanismi che innescano il danno endoteliale, riduce i meccanismi molecolari della flogosi e della trombosi, inibendo l’espressione delle molecole di adesione come le E-selectine e la produzione di endotelina-1).

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